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[IT] Non è difficile aver qualcosa da raccontare in un’intervista quando ci si può permettere di fare quattro chiacchiere con un artista del calibro di D’Julz, con un esperienza di oltre due decenni dietro alle consolle dei migliori club mondiali. In questa intervista ci racconta come è iniziato il movimento Bass Culture nella Parigi di fine anni ’90, della sua omonima etichetta e della nuovissima serie di remix della sua epica ”Da Madness” uscita a luglio, coi i remix dei Martinez Brothers feat. Phil Weeks, Rolando, Doc Martin e D’Julz stesso.

La tua carriera è iniziata nell’ormai lontano 1992. Durante queste due decadi sono cambiate le mode e le persone. Vorrei sapere da te quali sono gli aspetti che rimpiangi dei club anni ’90 e le cose di oggi senza delle quali proprio non potresti fare a meno.

Non sono una persona molto nostalgica. Conservo bellissimi ricordi degli anni passati ma sinceramente credo che anche la scena attuale sia fantastica. Detto ciò, l’aspetto che rimpiango maggiormente riguarda la personalità dei dischi di quegli anni. Si poteva suonare lo stesso disco per mesi, dandogli tempo per diventare conosciuto. Ora tutto avviene più velocemente; per un disco interessante che esce vengono prodotte centinaia di brutte copie che finiscono per stancare la gente in meno di sei mesi e farla passare alla nuova “moda”. È brutto, ma è un segno del tempo.

Nel 1997 è iniziata la celeberrima serie dei party parigini chiamata Bass Culture, diventato oggi l’evento più longevo della storia del Rex Club. Puoi raccontarmi che ruolo hai avuto ed hai tutt’ora all’interno di questi party?

Sono dj resident, programmatore, art director ed ospite. Faccio tutto ad eccezione del barista e del guardarobiere. Seriamente, io mi prendo cura del lato artistico della serata e il locale si occupa del resto. Sembra strano vedere la Parigi degli anni ’90 discostarsi dallo storico french touch.

È stata dura educare i parigini ad un sound diverso dalla filtered disco ai quali erano abituati? Si può dire che tu abbia portato per le prima volta a Parigi artisti come Steve Bug, Luciano, Loco Dice, Raresh, Tobi Neumann, Cassy e tanti altri.

Sembrerà strano da credere ma a quei tempi il fenomeno french touch era più presente in altri Paesi rispetto a Parigi. Nei locali i dj suonavano molte sfumature di house e techno. Il french touch arrivò dai produttori, non dai dj. I parigini, dal loro lato, erano molto aperti mentalmente ed abituati a suoi dub come i miei. Non fu rischioso quindi portare artisti che suonavano la musica per la quale anche io ero apprezzato. Era solo il momento giusto. Le mode vanno e vengono ma le radici rimarranno per sempre.

La tua etichetta prende il nome da questi party, Bass Culture. Mi spieghi un po’ qual è tua filosofia per amministrarla? La gestisci solo o sei parte di un team?

La filosofia è molto simile ai party. È il riflesso diretto del mio modo di affrontare un dj set. Stampo musica che voglio suonare, che sia deep, hard, old school o new school. Può venire da un ragazzino sconosciuto, un famoso produttore o un vecchio artista scomparso da dieci anni. Tutto ciò non ha importanza se la musica mi tocca personalmente. Ho un nuovo label manager da qualche mese, con molta esperienza, che lavora anche per Real Tone, Apollonia e Point G. Lui si occupa del business e io della musica. Credo sia esattamente ciò di cui un etichetta ha bisogno per crescere.

Si può dire che in questi anni tu abbia stampato i tuoi EP sulle migliori etichette mondiali. C’è un disco al quale sei più affezionato?

Difficile dirlo; alcune delle mie tracce hanno avuto più successo rispetto ad altre. Penso ad Acid Trix, Ze Theme, Just So You Know, Yo Momo per esempio. Ma solitamente sono sempre più fiero delle ultime uscite, per cui direi Special Day e Da Madness.

Per un artista con un’esperienza come la tua immagino sia interessante ragionare sull’evolversi delle tecnologie nel corso degli anni. In che modo riesci ad esprimerti al 100% delle tue potenzialità e verso quale riponi maggiore fiducia per i prossimi anni?

Ancora, la filosofia dietro le mie produzioni è molto simile a quella dei miei dj set, della mia etichetta o dei miei party. È tutta una questione di vivere il presente senza dimenticare il passato. Ho fatto il mio primo disco con un Akai Mpc, anni dopo ho iniziato ad usare il computer ed i plugin ed ora li uso assieme: hardware e software. Non posso fare a meno di mixare le cose, sono un dj! Per quanto riguarda il futuro mi piace pensare a qualcosa che possa permettere al dj di sfruttare la potenza della tecnologia odierna senza essere obbligato a rimanere ancorato dietro allo schermo di un laptop. Più controller avanzati e nuovi strumenti direi.

A luglio è uscito un importante remix pack della ormai storica “Da Madness”, remixata da producer del calibro di Rolando, Martinez Brothers, Phil Weeks, Doc Martin e da te in persona. È evidente che tu abbia deciso di rendere attuale una traccia che in questi anni ha risuonato in parecchi club, ma ci sono altre motivazioni che t’hanno spinto a decidere di creare questa release? Come mai hai scelto questi artisti?

A dirla tutta è stato un progetto molto spontaneo, senza grandi piani dietro. L’anno scorso i Martinez Brothers suonavano un edit che avevano fatto assieme ad una traccia di Phil Weeks. Me l’hanno mandata ed abbiamo pensato che sarebbe stato carino farne una release. Una volta che tutto era in ordine ho chiesto agli artisti che avevano supportato l’original di remixarla… et voilà!

Quali sono i tre dischi che hanno caratterizzato la tua vita da dj e che tutt’ora ti piace morbosamente suonare?

Arrrgh questa è davvero dura; concedimene cinque almeno!

Prince – Erotic City
Royal House – Can You Party?
Fast Eddy – Acid Thunder
Mike Perras – Begining of life
Ron Trent – Alternate state

 

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[UK] It’s not very difficult to find something to ask when you decide to interview an artist such as D’Julz, a dj with more than 20 years of experience behind the dj booths of the best club of the world. In this interview he explains how the Bass Culture movement has grown in the 90’s, how he managed so far his label and introduces us to the new remix series of “Da Madness”, released in July with the remixes of Martinez Brothers feat. Phil Weeks, Rolando, Doc Martin and D’Julz himself.

It was in the distant 1992 that you started your career. During these two decades many things have changed, like fashion, music, people and more. I’d like to know which are the things you miss the most from the 90′s clubs and which are the once you wouldn’t live without from the present.

I’m not a very nostalgic person. I have amazing memories from these early days but i sincerely think the scene is also fantastic today. That being said i miss the fact that, back then, many record had their own personality or were bringing something new to electronic music. You could play the same records for several months, taking the time to make them big. Now everything goes way too fast. For one interesting track you gonna have hundreds of bad copies and 6 month later people are fed up and move on to the next trend. It’s a bit sad but a sign of the times.

In 1997 was born your famous series of Parisians parties called Bass Culture, and it became today the longest running event in Rex Club’s history. Can you tell me which is your role in the party?

I’m the resident dj, programmer, art director and host. I do everything except bar tending and coat checking. More seriously i take care of the artistic side and the club does the rest.

It seems strange thinking about Paris in the 90’s dissociated from the french touch. It’s easy tounderstand how difficult could have been to educate Parisians to a new kind of House music, different from filtered disco. We can say that you booked for the first time in Paris artist such as Steve Bug, Luciano, Loco Dice, Raresh, Tobi Neumann, Cassy and much more.

You gonna find it hard to believe but back then the French touch sound was bigger in other countries than it was in Paris. Most of local djs were playing a lot of different kind of house and techno. The French touch came from producers not from the djs. The Parisian crowd was already very open minded and familiar with the sound i was playing which was more dubby. So it wasn’t risky to bring guest djs who were playing the same kinda of sound i always liked. It was just the right time. Trends comes and goes but the roots will always be there.

Your label takes the name from this party, Bass Culture. Can you explain to me which is your philosophy for running it? Are you alone or are you working in a team?

The philisophy is very similar to the parties. It’s the direct reflection of my deejaying. I sign the music i want to play, whether it’s deep, hard, old-shool new school… Whatever. It can come from an unknown kid, a famous producer or an older artist who had disappeared for 10 years. It doesn’t matter as long as their music touches me. I have a new label manager since a few months. He is very experienced as he also runs Real tone, Apollonia and Point G. He takes care of the business and I take care of the music. I believe it’s exactly what the label needed in order to grow.

We can say that you released EPs for the world’s biggest labels so far. Which is the track you love the most?

Difficult to say; some of my tracks were more successful than others (Acid Trix, Ze Theme, Just So You Know, Yo Momo) but I’m usually the proudest of the latest ones. So I would say ‘Special day’ and ‘Da Madness’ of course.

For an artist with a very long experience as yourself I think it could be interesting reasoning about the evolution of technologies during the years. Which is the setup you prefer in order to express yourself at the best of your skills?

Again, the philosophy behind my producing is very similar to my sets, my label or my parties. It’s about living in the present without forgetting the past. I did my first tracks with an Mpc, few years later I moved to computer then pluggins and now i mix both: Hardware and Sofware. I can’t help mixing things! I’m a dj.

And which can be the most interesting setup for the next years?

I’d like to see something that allows you to use the power of today’s technology without being stuck in front if your computer screen. More advanced controllers and new instruments i guess.

July the 13 is the date of an important remix pack released on Bass Culture of the historical “Da Madness”, with a stellar line-up of remixers, such as Rolando, The Martinez Brothers, Phil Weeks, Doc Martin and D’Julz. It’s obvious that you’ve decided to bring up to date a track that in this years has been played worldwide. Are there any other reasons that brought you to schedule this release? Can you tell me how did you decide the remixers?

Actually It was a very spontaneous project. No big master plan behind it. Last year The Martinez played this edit they made combining a Phil Weeks track with “Da Madness”. It sounded really good and i thought it would be cool to release it. Once everybody was ok i asked other artists who had supported the original to remix it… et voilà.

Which are the three tracks that changed your life and you still now love to play?

Arrrgh that’s too hard; i give you 5!

Prince- Erotic City
Royal House- Can you party?
Fast Eddy- Acid Thunder
Mike Perras- Begining of Life
Ron Trent- Alternate State